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Cascate di ghiaccio: buona la prima!

15.11.2019   |  Interviste

I ricordi della prima esperienza su ghiaccio verticale di Elena.

Era il 2012 e la montagna la stavo conoscendo pian piano, avevo fatto le prime esperienze in alta quota e mi ero innamorata dei panorami, delle sensazioni, della fatica e di quella stanchezza speciale che ci si porta a casa a fine giornata. Quel mondo volevo scoprirlo tutto, in ogni sua sfaccettatura, per sentire fino in fondo il sapore dell’avventura.

Nelle cascate di ghiaccio vedevo una via per esplorare la montagna in veste invernale, così con quest’idea mi iscrissi a un Ice test day delle Guide Alpine XMountain.

Di quella giornata ho ricordi molto confusi, ma se ora provo a ricomporre il puzzle emergono alcune immagini che ancora oggi sono indelebili.

Andammo in Val Brenta, in Trentino, e per raggiungere le cascate percorremmo un sentiero in discesa che si addentrava in un profondo canyon. Aveva nevicato da poco e mi sembrava di entrare in un mondo sospeso: tutto era silenzioso e ogni suono arrivava ovattato, i rami degli alberi erano gonfi di neve e i sassi si nascondevano sotto cappucci bianchi. Nulla si muoveva e la natura sembrava aver trattenuto il respiro. L’immobilità si fece ancora più palpabile e concreta quando arrivammo sotto le cascate, il gelo aveva intrappolato la velocità dell’acqua in una fredda prigione. Ebbi la sensazione di essere piccola in quella valle dove tutto sembrava appartenere a un mondo altro!

Le Guide Alpine, Luca e Michele, avevano montato diverse linee di scalata e chi dei presenti aveva dimestichezza con il secchiello poteva fare sicura. Poiché le corde singolarmente non erano lunghe abbastanza le avevano unite due a due, e quando il nodo di giunzione arrivava all’altezza del secchiello, inserivano un nuovo secchiello al di là del nodo, in modo da poter proseguire la sicura. Mi sembrò una manovra geniale, e cercai di imprimermela bene in mente, sognando già di poterla replicare per conto mio in chissà quale avventura futura!

Finalmente era arrivato il mio turno di salita, e impugnare due picozze così ricurve mi sembrava qualcosa da veri professionisti, peccato che già dalle prime spicozzate mi resi conto che non ero in grado di usarle… le mandavo ovunque tranne che a piantarsi solide nel ghiaccio. I ramponi forse sì, quelli entravano, ma continuavo a domandarmi “Staranno lì?! Terranno?!”.
Luca e Michele dispensavano però utili consigli a tutti noi principianti, su come muoverci e su come battere le picozze, infatti le salite seguenti andarono decisamente meglio, e di volta in volta mi sentivo più sciolta. Che soddisfazione!

La stanchezza non tardò a fare capolino… appena seduta in macchina mi strinsi nel piumino caldo e ben presto mi addormentai. Tra un dormiveglia e l’altro però mi arrivavano le chiacchiere che Luca e Michele scambiavano con gli altri compagni della giornata… parlavano di cascate di ghiaccio, scalate e cime. I loro racconti si confondevano con i miei sogni… avrei anch’io un giorno vissuto tutte quelle avventure?

Elena