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Quest’anno è impossibile fare fresca!

14.01.2020   |  Corsi  |  Racconti

Il racconto di un corso di Snowboard alpinismo tenuto dalla Guida Alpina Alberico Mangano.
Testo e Foto di Giovanni Marzari.

“Quest’anno è impossibile fare fresca!”

Quante volte ho sentito questa frase. In effetti non è stata generosa come stagione invernale: in nord Italia ha nevicato 3 volte da Dicembre a Marzo.
Eppure, sulla scia dell’entusiasmo della scorsa stagione, all’inizio dell’estate 2018 ho deciso di dare una svolta alla mia vita da snowboarder.

Da quando ho iniziato a scendere con la tavola, la neve fresca mi è piaciuta sia per la sensazione di scivolare come su un’onda oceanica sia perché cadere era molto meno doloroso. Eppure per quasi una ventina d’anni mi sono limitato a quello che trovavo affianco alle piste dopo le perturbazioni o al massimo delle piccole escursioni che mi permettevano gli impianti di risalita.
Le montagne più alte, i canaloni o le escursioni “invisibili” dai comprensori  sciistici, erano troppo lontani dal mio riding abituale: troppo tecnici, troppo faticosi. Nella mia testa, però, la montagna vera, da esplorare e da godere c’è sempre stata. Mi accorgo ora, che l’irrequietezza sentita dentro guardando tutte le aree innevate in cui non potevo andare e la voglia di viaggiare con la tavola ai piedi attraverso le Dolomiti, fossero il desiderio di guardare oltre. Al dì là degli impianti e delle piste che battevo da un bel po’.

Ho comperato una splitboard!

Bè… era giugno, non mi restava che prepararmi: bici per il cardio, un po’ di corsa tra le colline intorno a casa e tanta palestra. A 40 anni non ero sicuro di riuscire a fare questo cambiamento, soprattutto guardando i miei 2-3 skipass all’anno per le ultime 4 stagioni.
Le mie serate si sono arricchite con una gran dose di tutorial e libri sullo sci alpinismo per far arrivare l’inizio della stagione. Dove andare? Come si sale? Come scelgo cosa indossare? Come scelgo il posto giusto ed il momento giusto per andare?

Alla fine, la stagione arriva presto: ho iniziato i primi di dicembre con mia moglie su neve artificiale, tutto sommato nella norma per un anticipo autunnale. Le vacanze natalizie sono state favorevoli e la leggera nevicata di Dicembre mi ha permesso di montare le pelli per la prima volta!
L’inizio è stato a piedi, ma già dopo 200m di dislivello ho montato la “split”. Non sono stato proprio disinvolto e seguendo un sentiero percorso d’estate sono salito quasi 700m. La neve non era sufficiente per scendere fuori pista, così dalla strada forestale mi sono spostato in pista per tornare al parcheggio.

La neve si è fatta attendere e fino all’epifania e le temperature miti hanno sciolto quello che era caduto. Mi sono allenato a piedi per il resto della vacanza. A casa, sono tornato a correre, visto che non si è visto un fiocco e il backcountry è tornato verde. E’ stato posticipato anche l’inizio del corso di snowboard alpinismo.

A metà gennaio, finalmente, è arrivato 1 metro di neve, anche vicino a casa… Non ho resistito: ho rimontato le pelli per un piccolo e super soddisfacente giro a 30 minuti da casa. A Novezza non ci andavo dagli anni ’80. Sono salito per la prima volta su neve morbida e qui la “split” dà il meglio di sé. Il sole e la fresca hanno fatto il resto; in soli 200m di dislivello, su un comprensorio quasi abbandonato, ho trovato tutta la gioia di una mattinata perfetta!

Il fine settimana successivo è iniziato il mio corso di snowboard alpinismo con le esercitazioni di sicurezza e una piccola gita ed è sempre il Monte Baldo ad ospitarmi. La neve è abbondante e non ancora trasformata, il sole scalda la discesa vista Lago.
Ho trovato un po’ di risposte alle mie domande autunnali. Ho accarezzato anche la possibilità di realizzare il mio sogno di salire da Prada Alta al rifugio Chierego e poi giù fresca, ma il sole è tornato a farsi caldo e le uscite successive sul Lagorai sono tutt’altro che su neve morbida…,ma con il senno del poi sono servite anche le gite non perfette.

Alla fine di febbraio la primavera si è mostrata in me con tutta la sua voglia di caldo e di stare in maglietta… ad ogni modo il corso progrediva e anche se scettico ho portato il resto del gruppo con il mio furgone al Tonale.
Proprio sulle Dolomiti di Brenta, nei primi anni di università, avevo imparato a usare la tavola, ma non mi ero mai spinto fino al Passo. La stanzialità è il prezzo da pagare per avere un appoggio fisso in un comprensorio meraviglioso e ricco di opportunità come la Val di Fassa/Fiemme. E quindi, la ricerca della neve morbida (e in questo caso anche della neve e basta) mi ha portato a scoprire posti affascinanti e completamente diversi.

Prima della nostra partenza una piccola perturbazione ha fatto cadere 30 cm di neve in modo chirurgico sull’ Adamello. I nostri cuori erano alle stelle, quindi neppure l’alzataccia e la strada si sono fatte sentire. La nostra 2 giorni prevedeva le gite del “Pisganino” e delle “Busazze”. Entrambe le gite partono da una risalita parziale con impianti (grazie allo skipass scialpinistico) a 3000 metri, poi il primo itinerario ci ha portato ad attraversare il cuore del gruppo montuoso. La sensazione di essere al centro di un ambiente selvaggio, bellissimo e semplicemente “al di là” ha riempito il mio animo di soddisfazione. Non potevo credere che mi aspettasse una discesa di 1900m su neve morbidissima e non mi aspettavo neppure che mi portasse ad attraversare canaloni e paesaggi di bellezza incontaminata.

Dopo aver controllato la stabilità della neve, ho lasciato andare la tavola, curvando solo per godere nel cambiare direzione senza sforzo. Ho ripetuto più volte e la discesa si è conclusa con buoni 500 metri di dislivello su stradina forestale stile “boarder cross”. Mamma mia che dormita quella notte!

Il secondo giorno nuvole e vento hanno accompagnato la salita rendendola davvero avventurosa. Arrivato ai piedi del piccolo ghiacciaio si è aperta davanti a me la più lunga discesa in neve fresca intoccata che io avessi mai visto! “Piccoli” blocchi di ghiaccio staccati dal saracco punteggiavano la nostra line. Durante la discesa le nuvole hanno lasciato spazio al sole che ha scaldato i 1500m senza solchi!

Tornato a casa da questa esperienza inaspettata pensavo di aver concluso in bellezza. Faccio le lamine, metto la sciolina e imbusto la tavola. Ancora il corso non era concluso, ma l’uscita del 7 Aprile mi sembrava lontana ed impossibile. La bici mi accompagna ancora per i sentieri del Lago di Garda e mi godo il sole, il caldo che invoglia a stare all’aperto.

Qualche giorno prima della gita programmata a Solda arriva una perturbazione e nevica, nevica molto (110cm sopra i 1800m), tanto che a Solda chiudono le risalite e il pericolo valanghe arriva a 4. Incredibile riprogrammare per troppa neve! Fortunatamente venerdì e sabato le condizioni migliorano e il pericolo scende a 3, ma scegliamo una gita con poca pendenza nella parte esposta per minimizzare il rischio: il Piccolo Colbricon. Mi sento a casa: il versante nord del Lagorai è proprio quello che guardavo fantasticando dalla seggiovia!

In autostrada sembrava che il meteo non sarebbe stato clemente, arriviamo comunque “carichi” al parcheggio e iniziamo la risalita nel bosco. Tra gli alberi intravvediamo il sole che decide di scaldarci proprio quando usciamo dal bosco e regala una bellissima vista delle Pale di San Martino e dell’Alpe Lusia: tutto è tornato bianco. Molte persone hanno deciso di godersi la giornata su questo percorso e in cima ci ritroviamo tutti, pronti a togliere le pelli e prepararci per la discesa dopo qualche foto al panorama. Le nuvole tornano a coprire il cielo proprio durante la discesa, ma la visibilità resta buona per scivolare ancora una volta su neve appena caduta, anche se questa volta è neve primaverile, più pesante. La discesa è più lenta e si assapora ogni curva.

Mangiamo un panino in una Predazzo praticamente deserta con pochi locali aperti e parcheggio disponibile ovunque, molto diverso da come la vedo normalmente. Ad Affi ci salutiamo e fatte le ultime considerazioni sul corso sorridiamo del fatto che in un’annata così secca abbiamo trovato neve fresca in 4 uscite su 5. 

A Pasquetta davanti alla griglia mi arriva un messaggio: “26-27 Aprile Ghiacciaio dei Forni con notte in rifugio”. E tutte le volte che penso che la stagione sia finita mi trovo a preparare lo zaino. Pensare che gli impianti sono chiusi, alcuni da un bel po’….. la libertà che offrono le pelli è inaspettata. La strada per Bormio è lunga, ma è 2 giorni che nevica sopra i 2000m e tutte le alte montagne sono bianchissime. Saliamo al rifugio che ormai è buio, a letto subito. La partenza alle 7 ci sorprende con una giornata limpidissima e 50cm di neve polverosa. Facciamo, con calma, la salita più lunga di tutta la stagione in un ambiente fatto di neve, roccia e ghiaccio.

Alla salita corrisponde la discesa di 1200m più i 500m percorsi la sera precedente. Al parcheggio dei Forni ci prepariamo per il viaggio di ritorno rimpinguando le calorie spese durante la giornata. Scherziamo e raccontiamo le sensazioni durante la discesa. Ci accorgiamo di quanto siamo diversi dall’inizio di questa strana stagione invernale: abbiamo scoperto molto di più di quello che aspettavamo, anche vicino a casa, e siamo pronti ad accogliere dentro di noi l’ambiente che ci circonda con la libertà che abbiamo di aspettare la neve!

E’ la libertà offerta dalla splitboard, che mi ha guidato all’alba del 6 Maggio sulla strada verso Novezza per sfruttare l’ennesima neve fresca, prima di andare al lavoro!