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Gongolato dalla stagione

03.11.2016   |  Racconti

Racconto di Tommaso Dusi

Continuano i racconti della nostra guida alpina Tommaso, che ancora una volta ci regala una carrellata di sensazioni personalissime e delicate del suo modo di vivere la montagna. Dalla vetta del tetto d’Europa, il Monta Bianco, alle incantevoli Val d’Herens e Valle del Rodano, Tommaso ci racconta la sua estate in quota, tra bellezze, silenzi e meravigliose cime. E, sotto sotto, un po’ di malinconia per una stagione conclusa. Fino alla prossima estate.


Il laghetto di Passy dista pochi chilometri da Chamonix. Le sue acque in estate sono calde e rigeneranti. É uno dei posti che prediligo per riposarmi dopo grandi fatiche.
Sguazzo a dorso in questo lago ammirando la maestosità del massiccio del Monte Bianco e mi gongolo godendo un meritato riposo dopo un'intensa stagione variopinta e variegata.

VARIOPINTA perché da giugno a settembre sono stato immerso in tutti i colori della natura: il blu del mare Mediterraneo, il verde delle Dolomiti e il bianco delle alte vette occidentali.
VARIEGATO perché a differenza degli anni precedenti che erano monotematicamente Chamoniardi quest'anno sono riuscito a combinare le montagne più varie ed attività alpinistiche diametralmente opposte come cavalcare creste d'alta quota dopo aver attraversato ghiacciai e in meno di due settimane ritrovarmi pervaso di mediterraneitá a scalare in costume e scarpette sopra l'acqua.

Amo i contrasti.

Mi gongolo soddisfatto soprattutto confrontando l'epilogo di questa stagione con quello della precedente che si concludeva con la dolorosa lussazione della spalla.
Ringrazio quindi il grande Signore delle Vette per questa "safe season"!
Ho percorso in auto circa 5000 chilometri con la mia freccia bianca, ho totalizzato a piedi varie centinaia di chilometri di attraversate alpine e in certe giornate mi é capitato di girare in tre stati: svegliarsi la mattina in Svizzera, salire la cresta del remoto Mont Velant con un piede elvetico e uno italico e concludere con un ritorno gallico da Martigny per il colle del Montet.

Ho accompagnato sulle Alpi italiani, canadesi, americani, inglesi, coreani, svizzeri, scozzesi, slovacchi e ungheresi.
Ho parlato inglese masticando e rotolando le parole all'americana, dandomi un tono "British" e tentando di storpiare le parole come fanno gli Scozzesi.

Ho parlato nel castigliano burlone e nel catalano indipendentista.
Mi sono fatto prendere in giro per il mio pessimo francese maccheronico.

Dopo quasi 10 anni che faccio la guida alpina sono riuscito ad organizzare il mio lavoro come se fosse un quadro da dipingere.
Quante montagna, quanta indescrivibile bellezza, quante albe e quanti tramonti.
Sono riuscito a scalare in una sola estate il Bianco, il Rosa (e finalmente per la vera e poco frequentata vetta!), il Gran Paradiso e il Cervino per la splendida via italiana del leone.

Ho esplorato le remote vallate alpine a me sconosciute che dalla Valle del Rodano salgono verso il confine italiano: la Val d'Annivers che da Sierre conduce sulle delicate Pigne de la Le e Pointes di Mourti, la Val d'Herens che da Sion porta a dei giri stupendi per i fantastici rifugi Dix e Vignette e che permette l'ascensione di incantevoli montagne come il Mont Blanc di Cheilon, la panoramica Pigne d'Arolla e la fiabesca Pointes d'Oren.

Infine sulle orme d'Annibale che invase i Romani attraversando il Passo del Gran San Bernardo si accede alla Valsorey che conduce al Mont Velant che ho scalato senza incontrare anima viva.
Tutti i miei clienti erano contenti che anche per me fosse la prima volta su queste montagne.
Ciò che da aspirante guida era fonte di imbarazzo ora invece è fonte di manifestato entusiasmo.

Dalla Punta Gnifetti verso la pianura padana

Scalare una nuova montagna è sempre un'esperienza unica e i clienti lo apprezzano.
I due problemi principali da affrontare sono in realtà più ridicoli di quello che si potrebbe pensare: dove parcheggiare la macchina per imboccare il giusto sentiero e, di notte, dove imboccare la traccia che dal Rifugio conduce all'attacco della nuova via.

A queste nuove montagne ho combinato la grande dolcezza delle Dolomiti con i suoi fiori e i suoi pascoli: tre regine, la labirintica normale a Punta Grohmann che É un'immensa terrazza sulla Val di Fassa, la Steger a Punta Emma e l'attraversata delle Torri del Vajolet contemplando il mitico Winkleriss, il primo IV+ del 1909 (Grande George!!!).
Unico neo non aver scalato la consuetudinaria vetta estiva con la morosa, ma questo é mitigato dalla Marmolada con la sorella.
Il dipinto assume compiutezza con prologo ed epilogo nella pace ellenica di Kalymnos!