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Viaggio su Plutone

09.04.2019   |  Interviste

Ci sono voluti 3 anni e 10 giornate in parete per realizzare Viaggio su Plutone, attualmente la via più difficile del Monte Cimo. 10 giornate per 7 tiri: apparentemente, tante. Poche in realtà, se si considera che 5 giorni sono stati necessari per superare in apertura in libera le difficili sezioni tra uno spit e l’altro del secondo tiro. 

Viaggio su Plutone è una sintesi perfetta di tenacia, determinazione e un’irrefrenabile voglia di sperimentare qualcosa di nuovo, di “futuristico”; è il risultato di una ricerca di linee da aprire dal basso in uno stile che privilegia l’emozione dell’avventura, della scoperta di nuove dimensioni verticali e concetti di spazio ancora inesplorati, pur avendo la sicurezza delle protezioni a fix. Viaggio su Plutone completa e definisce, infatti, il cammino cominciato con La Passione (7b+), Scarpette Volanti (7c), Giochi di Equilibrio (7c+), Destini Incrociati (8a), Vola Via (8a+), Testo o Croce (8a+/b), Via di testa (8b). Un punto di arrivo. E, forse, una nuova partenza. 

Lo stile scelto non ha mai fatto sconti: nessun passaggio forzato, nessuna sezione di roccia con passi in artificiale. Solo tanta preparazione, concentrazione, coraggio: ogni volta che mancava uno di questi tre presupposti, si tornava indietro, per ritentare in futuro e ancora, più preparati, più concentrati, più pronti ad intraprendere un viaggio davvero spaziale.
Il 18 novembre del 2018 Nicola Sartori, insieme a Nicola Tondini, porta a compimento il suo viaggio realizzando la one single push, l’ultimo tassello mancante per chiudere il progetto.


 

Ecco l’intervista effettuata da Nicola Tondini a Nicola Sartori. Buona lettura! 

Che emozioni hai provato durante l'apertura dal basso di questa linea?
Aprire dal basso è sempre una grande emozione, la vera essenza dell’arrampicata pura e selvaggia. Dove le mani annaspano sul terreno vergine, compreso di scaglie che saltano, cespugli che nascondono qualche buchetto e terra che va negli occhi! Quando la via è finita non c’è più avventura, inizia il divertimento, quasi una danza.

Hai avuto momenti in cui hai pensato: abbiamo osato troppo, di qui non si passa?
Si, sul secondo tiro non ero sicuro che saremmo passati, poi all’improvviso quel buchetto ci ha salvati! Con questa via sicuramente siamo andati oltre i nostri limiti, aprendo quelle sequenze così concentrate una di seguito all’altra piano piano iniziava a sorgere il dubbio fra noi: ma alla fine saremo in grado di arrampicarla tutta messa insieme?

Nicola Sartori su Viaggio su Plutone


Terminata l'apertura e realizzato così un primo sogno, il secondo step è stato la salita rotpunkt dei singoli tiri. Quali sono stati i più duri?
Il secondo tiro e il sesto. Ma soprattutto il secondo ha richiesto un buon impegno. Infatti rispetto a tutte le altre vie aperte su queste pareti di Brentino, il nostro piccolo laboratorio delle alte difficoltà, questa si è subito rivelata una rogna grossa! Spesso uscivamo talmente cotti dal II°tiro che non riuscivamo a proseguire sul resto della via. Per questo motivo siamo andati avanti anni a cercare di ripetere la via in giornata, spesso c’era una buona forma ma non le condizioni climatiche. A volte è capitato che alla fine del II° tiro non c’era più pelle sulle dita e proseguire sarebbe stata un’impresa eroica, allora giù a corda doppia. Ancora una volta nulla di fatto, ma tutti questi tentativi servivano per migliorare e perfezionare l’arrampicata e studiare nuove strategie da mettere in atto la volta successiva.

Cosa hai vissuto quando hai fatto rotpunkt il tiro chiave nel novembre 2016? Eri anche con una assicuratrice particolare, giusto?
A novembre 2016 ho trovato una giornata come ne trovi poche. Non era eccessivamente fredda, ma con un grip straordinario. Poi quando scalo con Claudi (mia moglie) c’è poco da cincischiare. Mi ricordo che ad un certo punto mi disse: "adesso vai su e la fai"!

Pensavi fosse possibile la one single push?
Si, ma distante come lo è Plutone dalla Terra. Era l’ultima via aperta insieme a te (ndr Nicola Tondini) e l’unica che ci mancava da ripetere in giornata, ma fin da subito si era rivelata un osso duro! Poi passano gli anni e non è più facile raggiungere in fretta la forma come quando si hanno 20 anni.

Cosa ti ha motivato dopo due anni a provarci?
Ad un certo punto mi son detto: ci riproviamo, ancora una volta! Negli ultimi anni ho rinunciato ad aprire nuove vie a Brentino, perché il mio desiderio era quello di cercare di chiudere tutti i progetti iniziati.

Come erano iniziati i tentativi questo autunno?
Con te abbiamo iniziato a girare un po’ sulla via e non era male. Sono stato su anche con il Rolly (ndr Rolando Larcher), che mi ha dato dei suggerimenti preziosi per risolvere meglio la sezione chiave del secondo tiro. Ho iniziato degli allenamenti lavorando un po’ di più dove sono più scarso, cioè nel boulder. Oltre all’allenamento a secco molto importante, ho familiarizzato con la parte alta della via in autosicura, calandomi dall’alto… la Claudi ha esaurito la pazienza di passare intere giornate ad assicurarmi!

Avevi visto in diretta la one push di Silvio. Cosa hai pensato?
Subito mi dispiaceva un po’. Mi sarebbe piaciuto essere il primo a ripetere la via in giornata, purtroppo ho perso molto tempo con i miei antiquati allenamenti! Poi la forma arriva quando meno te l’aspetti e in uno sprazzo di giovinezza, con un po’ di fortuna (che non guasta mai), sono riuscito a salire questa bellissima via dal calcare perfetto.

Racconta la tua one push. La tua giornata e le emozioni che hai vissuto. Un po' inaspettata?
È stata una giornata completamente stramba. Eravamo lì per le riprese di un film. Inaspettatamente sono arrivato sotto al cineoperatore, che si era posizionato a metà del secondo tiro, accorgendomi che quello era un ottimo tentativo gli ho chiesto se gentilmente poteva spostarsi un po’ da una parte che sarei andato avanti…

Quando hai avuto tensione, paura di realizzazione?
Chiuso il secondo tiro ho iniziato ad aver tensione e più in su, man mano che liberavo i tiri, mi è venuta paura di realizzazione. Sul quarto tiro sono rimasto su per miracolo e totalmente traballante!

È un coronamento della tua carriera di climber?
No, è una piccola soddisfazione personale, un gioiellino di via a cui tengo particolarmente.

Quali sono le giornate di maggior soddisfazione che hai vissuto?
Certo che ripeterla in giornata è una bella soddisfazione, ma aprire dal basso sulla roccia vergine ha un altro sapore. Sei lì che lotti con il tuo compagno di cordata metro dopo metro e crei qualcosa di nuovo, quasi una scultura.