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Cervino Cresta del (Ga) Leone

28.10.2016   |  Cervino  |  Racconti

Sicuramente il punto di vista di una guida alpina in merito a un’ascensione, ad una via impegnativa o ad una traversata, è quanto di più autorevole ed affidabile ci possa essere, per affrontare determinati progetti in sicurezza.

Ma quando questo punto di vista diventa un racconto personalissimo, fantasioso e un po’ irriverente, allora la montagna stessa si trasforma in un luogo famigerato, misterioso o inarrivabile, a seconda dei casi, depositario di ambizioni e desideri e, talvolta, anche di ostinazioni poco ragionevoli.

Con questa breve premessa vogliamo introdurvi il primo di una serie di racconti della nostra guida alpina Tommaso Dusi, che ci regala una chiave di lettura creativa e coinvolgente di una tra le ascensioni più ambite: il Cervino per la via normale del versante italiano. Ma senza tralasciare una punta di sana ironia che, fuor di metafora, vuole essere un serio invito alla riflessione su taluni eccessi e accanimenti.

La montagna, si sa, va rispettata. Ma anche raccontata, con delicatezza e con una buona dose di disincantato realismo.

Da grande appassionato di fotografia, Tommaso accompagna questo racconto – e quelli che verranno – con alcuni suoi scatti, i quali mantengono la stessa filosofia delle foto analogiche in camera oscura, senza post produzioni ma con i semplice uso della “simulazione rullino” della Fuji: il rullino Velvia (un must tra i fotografi paesaggisti di National Geographic) ed il rullino Bianco e Nero, con filtro rosso ad alto contrasto.

Buona lettura! 

 


Il Cervino é un grande galeone scuro come la pece, dalla struttura imponente e grottesca. Durante le tempeste lo si scorge apparire come un fantasma tra le nubi che lo avvolgono. Poi scompare.

Quando la burrasca lascia spazio alla bonaccia il galeone appare nella sua maestosa ed inquietante grandiosità tutto addobbato da grandi canaponi e ancore utilizzati dai pirati per salire e scendere.
Un equipaggio numeroso di formidabili corsari, talvolta scoordinati tra loro, pratica sorprendenti scorribande acrobatiche: alcuni salgono, altri scendono calandosi verso gli abissi, alcuni utilizzano ai piedi scarponi con chiodi affilati e nelle mani strumenti simili a scimitarre.

Il formidabile pirata Carrell lasciò tempo addietro le chiavi della sua cabina a tutti i filibustieri di passaggio sollevandoli da dazi: questo è l'unico luogo sotto coperta all'interno del galeone.
In questa cabina sono state allestite due file di cuccette di due piani ciascuno e un'altra fila di cuccette stipate in modo angusto sotto il soffitto.
Le coperte ivi ammassate sono tra le più zozze e confortevoli dei mari.
Ogni notte i pirati duellano per riuscire a conquistare i posti inferiori: infatti, non scorrendo neanche un filo d'aria nel piano sotto il soffitto, i poveri pirati che o per sconfitta o per ritardo sono costretti a trascorrere ivi la notte tendono a soffrire incubi malsani legati al caldo creato dall’effetto stalla di tutti gli altri pirati dei piani sottostanti. Talvolta li scorgi come spettri che si calano dalle piccole botole per andare a respirare aria fresca sul ponte.

Fin dai tempi più remoti il problema principale del galeone è stato l'approvvigionamento di acqua: sul galeone i pirati soffrono terribilmente la sete e ricorrono a tutti gli stratagemmi per riuscire a placarla.
Quasi un gallone di acqua per salire e scendere sono il compromesso per non spaccarsi la schiena ma sono una grama consolazione alla secchezza delle loro fauci. Alcuni fondono al fuoco la neve accumulata sulle manovre della grande galea ma, se non integrata da sali minerali, questa strategia é disidratante e pericolosa.

La notte alcuni pirati cedono alla tentazione e si giocano la provvista per la battaglia del giorno successivo. Costretti alla ritirata.

La cosa sorprendente é che questo ammasso puzzolente e colorato di filibustieri é governato da leggi morali di rispetto ed aiuto reciproco.

In questo lato del Cervino i pirati spagnoli, italici e britannici sembrano collaborare all'ascensione.
Nel lato germanico, invece, succedono cose assai diverse: i quartiermastri chiedono molto oro all'equipaggio per permettere loro di riposare sottocoperta e pesantissimi dazi per il passaggio. Liti, incomprensioni e grida si susseguono in un clima di competizione grottesca.

La nostra cresta sembra essere invece ancora retta da una nobiltà di spirito, da una reciproca comprensione e gentilezza che dà a questo galeone spettrale un aspetto di umanità.

Alba sul Cervino