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Via Prendimi

17.02.2021   |  Dolomiti  |  Interviste  |  Pensieri  |  Racconti  |  Reportage

Castel Presina è sicuramente la parete più comoda e frequentata del Monte Cimo. La sua verticalità, il colore rosso che caratterizza la sua roccia lo rendono un posto "magico".
Ricordo quando agli inizi degli anni '90 l'unica via che correva nel centro della parete era la tutt'ora bellissima "Baby Doc" di Sergio Coltri e Matteo Vianini (1993). Poi sono nate: “Brivido rosso” di Alberico Mangano e Gigi Pinamonte (1999) e “Uomini liberi” mia e di Alberico Mangano (2000). E nel 2004 proprio su questa parete è iniziato il percorso di apritore di vie multipitch di Nicola Sartori. Insieme abbiamo realizzato quella, che allora era la via più impegnativa della parete “La Passione” (7b+).
Gli anni successivi andammo a esplorare molti altri settori del Monte Cimo, realizzando vie come “Giochi di Equilibrio”, “Vola Via”, “Via di Testa” e “Testa o croce”.
Tornammo a Castel Presina nel 2011 con “Destini Incrociati” (8a), una delle realizzazioni mie e di Nicola, che ha forse riscontrato il maggior successo come ripetizioni.

Dal 2004 ad oggi sono state aperte, oltre alle nostre, altre 15 vie (se non ho perso il conto) ad opera principalmente di Beppe Vidali e Gigi Pinamonte, su roccia bella e su gradi medi (dal 6a+ al 6c+). E il numero delle cordate è aumentato di anno in anno.

Anch’io e Nicola abbiamo continuato a frequentarlo sia accompagnando allievi come guide alpine, sulle belle vie di Beppe Vidali e di Gigi Pinamonte, sia ripetendo le vie più significative, come la bella “Divina Commedia” di Andrea Simonini. Tornato anche un paio di volte su “La Passione”, non ho potuto farmi attrarre dalla bellissima placca che corre a destra del suo ultimo tiro in diedro.

Così a Novembre del 2018 abbiamo deciso di tornare a vestire i panni degli apritori e abbiamo iniziato questa via poi finita in una bellissima giornata di settembre del 2019. Quel giorno, visto che ci mancava da aprire il tiro sulla spettacolare placca, abbiamo colto l’occasione (vista la comodità logistica) di far documentare tutto in diretta a Klaus dell’Orto.

Ne è venuto fuori un bel cortometraggio, che ripercorre la nostra storia su queste pareti e lo spirito che da sempre mettiamo nelle nostre avventure. Il mio compagno di cordata lo chiama “Etica rigorosa”. A me piace più la parola “Stile rigoroso”, ma il senso non cambia. È il darsi una regola e rimanerle fedele fino in fondo per poter assaporare la gioia dell’avventura.

Per il significato del nome della via e sulla bellezza della stessa ho intervistato il mio stesso compagno di cordata.

Perché “Prendimi”?

“Prendimi” può sembrare un nome un po’ insolito da dare a una via di arrampicata, può avere tanti significati, ma per me quello più importante è stata l’ultima parola detta dal mio papà prima di addormentarsi per sempre.

Il mio desiderio era quello di dedicare una via a Franchino, così i miei fratelli ed io chiamavamo in modo scherzoso il nostro papà. E’ stato lui, con il suo stile così rispettoso e silenzioso, a trasmetterci la passione per la montagna. Classe 1925, Franchino ha avuto una giovinezza non facile (l’impossibilità di studiare, la guerra, le difficoltà economiche, …) ma ha superato sempre le difficoltà con una fede ferrea e tanto amore per la vita e per il prossimo. Per chi lo ha conosciuto è stato un esempio da seguire.

Nel video raccontiamo che è una via che piacerà molto ai ripetitori, come mai?

Credo che sarà una via molto ripetuta: è davvero molto bella, le lunghezze di corda si susseguono una dopo l’altra con una fluidità tale che ti regala soddisfazione e divertimento fino all’ultimo tiro che è il più difficile e che si sviluppa su una roccia splendida. Inoltre, per una volta tanto, la chiodatura non è molto distanziata. Attenzione però, serve sempre un certo impegno!

Cos’ha di speciale per te questo luogo?

Ho sempre sognato il mito dei luoghi famosi, in cui ho anche avuto la fortuna di scalare: Verdon, Totoga, Ratikon, Dolomiti,… ma le bellezze che ho visto in quei luoghi sono le stesse che trovo sulle pareti di casa! Provo tanta soddisfazione a conoscere ogni segreto delle rocce del Baldo e della Lessinia dove ci sono ancora diversi angoli da scoprire. Questo è quello che mi affascina di più. Per raggiungere le pareti di Castel Presina si percorre un sentiero in discesa, solo nell’ultimo tratto appare improvvisamente questo anfiteatro roccioso strapiombante che alle prime luci del sole si tinge di rosso.

 

Nicola Tondini