Rimani in contattoIscriviti alla nostra Newsletter.

Cosa successe dopo l'Eiger (ma ormai Davide era a Kalymnos...)

24.03.2020   |  Kalymnos  |  Racconti

Davide Crescenzio ci racconta di quando a Kalymnos si trovò a girare per il pronto soccorso anzichè per le falesie... disavventura a lieto fine!

Il giovedì abbiamo disceso il canyon di Sandbach, sotto la parete nord dell'Eiger, e poi di notte sono tornato a casa. Venerdì preparo i bagagli e sabato prendo l’aereo per una settimana di stage di arrampicata a Kalymnos. Insomma, ritmo forsennato per conciliare lavoro, famiglia e un’avventura alpinistica personale.

Finalmente il sabato pomeriggio posso iniziare ad arrampicare con i miei clienti… l’ultimo momento sereno: piccolo settore sul mare alla luce del tramonto, dove posso fare una valutazione del livello dei miei compagni di avventura per poi rilassarci in un ristorantino tipico.

Dico l’ultimo perché l’indomani mattina mi sveglio con una strana sensazione, qualcosa non torna, mi sento un po’ strano e la cosa si manifesta in tutta la sua evidenza appena arriviamo sotto il settore scelto per la giornata e dopo aver posizionato le prime corde sulle vie. Il viso ha qualcosa che non funziona, non riesco a parlare tanto bene e non riesco a chiudere un occhio, mi faccio un selfie e… ho una emiparesi facciale.

“Merda!” – penso - “Ecco, Davide sei vecchio, ti è venuto un ictus”, ma poi mi ripiglio e penso a una mia amica che aveva avuto la stessa cosa a detta sua per un “colpo di freddo” da aria condizionata durante un volo aereo. “Calma calma vecio mio”. Ai miei clienti dico: “scusate, c’è un problema”. Chiamo la mia amica odontoiatra che mi dice che forse ho ragione e mi esorta ad andare al pronto soccorso. Pronto soccorso a Kalymnos, ed è già una bella storia. Sospendo tutto e lascio i ragazzi per andare a cercare il mitico pronto soccorso di Kalymnos.

Arrivo all’ospedale mentre sto cominciando a sbavare da un lato della bocca come un bulldog, cerco il pronto soccorso e, abituato ai miei standard (ho fatto l’infermiere in rianimazione a Padova per 15 anni), devo dire che lì ho cominciato a temere davvero: “entrata di servizio di un ristorante di bassa qualità”, questo è stato il mio primo pensiero.

Una scala di cemento porta a una porticina, l’ingresso conferma il mio primo pensiero. Vedo venire verso di me uno che sembra il medico, ma con un camice che ha l’aspetto del cuoco dei fritti del ristorante; non mi guarda e gira dentro una stanza mentre chiedo “Scusi...”. Poi arriva quella che sembra l’infermiera, che ha l’aspetto della lavapiatti del ristorante, e le richiedo: “Scusi, parlate italiano?” e lei “No” - “Do you speak english?” e lei “No” - “Ok, thank you”.

Faccio dietro front dicendomi che sono nella cacca. “Che faccio, che faccio…” e BAM: LUIGI!!! Il mio cliente neurochirurgo. Lo chiamo, mi risponde: “Ciao Davide come va?” - “Ciao Luigi, scusa se ti disturbo, sono a Kalymnos e ti ho pensato per un piccolo problema…”, gli spiego tutto e lui “Hai preso freddo in questi giorni?”, e lì il cerchio comincia a chiudersi: “Beh, si, giovedì sono scivolato con il piede e ho messo la faccia dalla parte sinistra sotto un getto di acqua di fusione di un ghiacciaio dicendo ‘Ostrega che freddo!’”.
E lui bello come il sole: “Aaah tranquillo” - (tranquillo!!) - “È la paralisi di Bell, prendi un po’ di cortisone e passa tutto” - “Wow, grazie Luigi. E quanto cortisone prendo?” - “Un po’, per una settimana, fai tot mg al giorno” - “Bene, grazie!” (sperando bene davvero).
Corro alla farmacia, prendo il cortisone e immediatamente mi impasticco, e subito dopo mi documento per bene su Wikipedia appena ho un wifi accessibile.

Risultato? Sette giorni di arrampicata stupenda, con la bocca storta e un occhio che scruta senza battere ciglio ogni presa della roccia, stando attento a non sbrodolare quando bevevo la birra a fine giornata sulla spiaggia dei pirati di Kalymnos. La situazione insomma non si sbloccava.

A casa mi aspettavano per vedere com’ero messo e quindi ero pronto. Atterro, prendo l’auto e da Bologna torno a casa, parcheggio l’auto, metto la chiave nella toppa della serratura del portone e… chiudo gli occhi, TUTT’E DUE, muovo la bocca, faccio il “culo di gallina”, insomma: passato tutto.
Entro in casa, la mia compagna mi guarda e mi fa: “Embè? Tutto qua? Tsè, uomini…”.

 

PS: non è mia volontà giudicare dalle apparenze, i sanitari di Kalymnos erano vestiti male ma non posso giudicare la loro professionalità, che sarà sicuramente all’altezza del loro difficile compito (lavorando in un’isola).
Altra cosa: sono stato abbastanza fortunato, alle volte questi casi non si risolvono così facilmente; un elemento sicuramente utile alla positiva risoluzione di questa patologia è la terapia precoce con antinfiammatori corticosteroidi, ovviamente sotto stretta indicazione del medico. Attenzione che la paralisi di Bell potrebbe avere cause diverse e anche gravi, per cui è bene fare un’approfondita indagine diagnostica nel caso ne foste colpiti.